25 Gen2016
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Il desiderio di diventare genitore è uno delle leve più forti capaci di muovere la vita di una persona: scopriamo assieme come una madre è tutelata dalla legge italiana sulla la fecondazione assistita.

Certo, non tutti sentono il ticchettare dell’orologio biologico e alcuni non sono votati a prendere questa importante decisione, anteponendo magari la carriera o il desiderio di libertà dato dal non avere un vincolo così importante e capace di cambiare completamente la propria vita.

Chi invece sente dentro di sé questo fortissimo desiderio, a volte può scontrarsi con difficoltà biologiche, date dalla diminuzione della fertilità conseguente all’avanzare dell’età, o nei casi più estremi, dalla totale infertilità propria o del partner.

In questi casi, ricorrere alla inseminazione artificiale diventa una necessità, ma quali possibilità esistono in Italia per chi decide di percorrere questa strada?

Fino al 2004 la fecondazione eterologa in Italia era contemplata, purché la donazione di ovuli e spermatozoi non avvenisse dietro compenso economico e il donatore fosse anonimo.

Con la legge 40 del febbraio 2004, le cose sono cambiate: il timore che questa pratica aprisse le porte a pratiche di eugenetica (dando la possibilità ai genitori di scegliere i caratteri fenotipici del bambino in arrivo, per avere così un “figlio su misura”), ha portato ad eliminare la fecondazione eterologa dal percorso clinico per diventare genitori, permettendo dunque solamente l’inseminazione omologa e la fecondazione in vitro (sempre escludendo l’utilizzo di sperma o ovociti non appartenenti alla coppia).

Fecondazione omologa ed eterologa: quali sono le differenze tra queste due tipologie di fecondazione assistita?

Fecondazione omologa

Si può parlare di fecondazione omologa quando il seme o gli ovuli utilizzati per la fecondazione assistita provengono entrambi dalla coppia.

Linseminazione omologa o di primo livello, consiste nell’introduzione nella cavità uterina della donna al momento dell’ovulazione, di una campione di seme selezionato del partner.

Questa tecnica viene applicata in caso di ripetuti insuccessi naturali, o in caso di una infertilità lieve o moderata del partner maschile e non prevede l’utilizzo di seme o di ovuli di donatori esterni.

Nel caso invece, sia la donna a soffrire di infertilità, per problemi alle Tube di Falloppio o nel caso abbia superato i 38 anni di età, si può procedere alla FIVET, ovvero alla fecondazione degli ovuli in vitro utilizzando lo sperma del partner, con il successivo trasferimento degli embrioni nell’utero della donna.

Fecondazione eterologa

Per fecondazione eterologa si intende invece l’insieme di tecniche di fecondazione assistita che prevedono l’utilizzo di ovuli o di seme provenienti da un donatore.

Nel caso sia la donna a non essere fertile si può procedere con un’ovodonazione, ovvero con la fecondazione in vitro di ovuli provenienti da una donatrice, fecondati con lo sperma del partner.

Nel caso sia l’uomo a soffrire di infertilità si procede con un’inseminazione eterologa, ovvero introducendo nella cavità uterina della donna al momento dell’ovulazione, un campione di seme proveniente da un donatore, oppure con una fecondazione in vitro eterologa, sempre utilizzando l’ovulo della donna e il seme di un donatore.

Nel caso entrambi i membri della coppia risultino sterili, si può procedere con una fecondazione in vitro con entrambi i gameti (ovulo e sperma), che prende il nome di embriodonazione.

La fecondazione eterologa oggi è possibile, ma per chi?

Dopo lunghi dibattiti, nell’aprile del 2014 la Corte Costituzionale ha finalmente abbattuto le barriere legislative che impedivano il ricorso alla fecondazione eterologa, rendendola disponibile per tutte le coppie con una comprovata impossibilità di avere figli.

Dopo essersi messi in lista d’attesa e aver effettuato tutti gli esami per dimostrare l’infertilità di uno o entrambi i membri della coppia, i richiedenti (che devono essere maggiorenni, sposati o conviventi in modo stabile), potranno accedere ai trattamenti, che saranno gratuiti o con ticket solo per le donne riceventi che non avranno superato i 43 anni di età.

Nonostante questa sia un grande passo per la legge italiana, ad essere escluse da questa normativa sono ancora le donne single e le coppie di donne lesbiche che desiderano un figlio.

Per loro al momento non resta che intraprendere questo percorso all’estero, sperando che questa battaglia possa finalmente avere un esito positivo, finalmente anche in Italia.

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